domenica 2 maggio 2010

"Les quatre-cents coups" parte due: Analisi.


A. Doinel legge Balzac. 
Il festival di Cannes è il luogo che permette la promozione di due tendenze cinematografiche molto importanti e cronologicamente vicine, ovvero: Il Neorealismo, con la premiazione di "Roma città aperta" di Rossellini, del 1945 e la Nouvelle Vague nel 1959, con la premiazione di "Les quatre-cents coups" di Truffaut. (Premio miglior regia e premio OCIC, associazione cattolica). Si tratta del primo lungometraggio realizzato dal regista dopo i tre corti:  "La visite", "les Mistons" e l'abortito "Une histoire d'eau" (montato da Godard).

Inizia qui il ciclo Doinel, cioè una serie di cinque film realizzati nel corso di vent'anni ed aventi a tema un personaggio: Antoine Doinel (interpretato da Jean Pierre Léaud) e la sua crescita, o dovremmo dire, la sua educazione sentimentale.  In verità allora Truffaut non ne sapeva ancora nulla, perché l'idea maturò nel tempo. Questi i cinque titoli:
1_Les quatre-cents coups 1959  (I quattrocento colpi)
2_L'amour à vingt ans: Antoine et Colette  1962 (dopo il  successo di  "Jules et Jim")
3_Baisiers volés 1968   (Baci rubati)             
4_Domicile conjougal  1970 (Non drammatizziamo, è solo una questione di corna)
5_L'amour en fuite  1979 (l'amore fugge... a vent'anni dal primo film su Doinel, il ciclo si conclude!)

Il Primo e il terzo film hanno in comune il fatto di essere dedicati a qualcuno:


André Bazin
1_"I 400 colpi" è dedicato ad André Bazin, morto il 9 novembre del 1958, cioè il giorno prima che iniziassero le riprese del film. Con Bazin muore un collega, ma anche un amico e un più che padre. Egli non ha mai realizzato alcun film (ne aveva uno in progetto, che rimarrà incompiuto) ma ha creato le condizioni favorevoli affinché il cinema si rinnovasse attraverso i suoi "Giovani turchi insolenti", cioè i futuri registi Nouvelle Vague, che ai "Cahiers du cinéma", hanno imparato ad analizzare i film, che guardavano a centinaia nelle varie cinémathèques, per poi cimentarsi loro stessi nell'arte della regia. Truffaut ha affermato che ai Cahiers, non contava l'età di chi scriveva, ma il contenuto dei loro articoli, e questo era raro oltre che prezioso.

Realizzando il suo film successivo: "Tirez sur le Pianiste", il regista rende nuovamente omaggio all'amico perduto, utilizzando per una scena del film, un suo articolo commemorativo su Bazin comparso su ARTS nel novembre del '58.  La scena è stata poi tagliata in fase di montaggio, ma rimane una testimonianza d'affetto importante:
"...Capisci che se non avessi avuto Zélény, non sarei mai diventato pianista, è il solo che mi abbia aiutato; é stato un padre per me, non mi ha solo insegnato il piano, mi ha insegnato a diventare uomo. Era un tipo straordinario, gli devo tutto ciò che di felice mi è capitato nella vita. Parlare con lui era come per un Indu bagnarsi nel Gange. Era malato ma la sua salute morale era formidabile. Chiedeva in prestito del denaro a voce alta e lo prestava discretamente. Con lui tutto diventava semplice, chiaro, sincero.Quando doveva assentarsi qualche giorno cercava sempre un amico al quale prestare la sua casa, un altro a cui prestare la sua auto...amava tutti senza eccezioni; Ci si chiede sempre se il mondo è giusto o ingiusto, ma sono certo che esistono i tipi come Zélény che lo rendono migliore perché a forza di credere che la vita è bella e agendo come se lo fosse, fanno del bene a tutti quelli che li avvicinano ... il suo segreto era la bontà e la bontà è forse il segreto del genio"
Henry Langlois 
2_L'altra dedica è per Henry Langlois che si trova coinvolto in una spiacevole situazione proprio nei giorni in cui Truffaut gira "Baci rubati", quindi nel febbraio del 1968. A. Malraux voleva privare Langlois del suo incarico di responsabile della cinémathèque al palais di Caillot, nel Trocadero (vicino la Tour Eiffel) e i cinefili -e non solo- si ribellano finché Langlois non verrà pienamente reintegrato.

Jean Renoir 
Ma torniamo al personaggio chiave del ciclo: ANTOINE DOINEL.
Il cognome del ragazzo gli è ispirato dalla segretaria del regista Francese Jean Renoir, anche se Truffaut si rende conto solo a posteriori di non averlo inventato come invece credeva. (Anche la compagnia di produzione "Les films du carrosse", deve il suo nome a Renoir e al suo : "la corrosse d'or", nel quale recita Anna Magnani).
L'attore Jean Pierre Léaud è scelto fra duecento ragazzini visionati, perché -secondo il regista- è quello più simile a se stesso, nonché quello che vuole di più la parte. Il fatto che i suoi genitori fossero già inseriti nel mondo del cinema, e che lo stesso Léaud avesse già recitato in una piccola parte, fu del tutto ininfluente ai fini della scelta. Fra i due nasce una specie di simbiosi, tanto che Léaud diventa in qualche modo l'alter-ego di Truffaut.
Il regista è stato per il ragazzo, quello che Bazin è stato per lui. Forse questa consapevolezza è il motivo per cui Truffaut gli dedica "L'enfant sauvage" in cui -coincidenza- il regista recita nelle vesti di Itard, il pedagogo che si occupa personalmente della formazione di un bambino "naturale" (perché rinvenuto in una foresta, come Mowgli il cartone Disney): Jean-Pierre Cargol è l'attore che lo interpreta ed è a sua volta influenzato da Truffaut al punto che  un giorno, finite le riprese, la troupe gli da in mano una cinepresa da 8 mm, e lui afferma: "sarò il primo regista gitano". Quindi un vero e proprio circolo "virtuoso" in cui Truffaut contagia questi giovani ragazzi con la sua passione per il cinema. Per Léaud, l'influenza subita sarà forse maggiore a giudicare dalla sua lunga carriera di attore, con registi di prestigio quali: Godard (amico di Truffaut), Pasolini in "porcile" o Bertolucci con "L'ultimo tango a Parigi" (divertente aneddoto sull'imbarazzo che egli provava nel recitare con Marlon Brando per timore reverenziale. Non si incontrarono mai sul set!)  e "The dreamers"  del 2003 in cui recita in un breve cameo iniziale sul caso Langlois del '68. La lista dei suoi film è molto più lunga, ovviamente.
The dreamers. Bertolucci. 
I 400 colpi. Tre specchi. (Della madre)
  Trailer del film "The dreamers" (Avevo allegato la scena in cui Léaud recita se stesso da giovane, mescolata dal regista a una scena di cinéjournal del tempo che ci mostrano fra i protestanti: Truffaut, Belmondo e lo stesso Léaud...ma è stata cancellata. Succede spesso per via del copyright)

La collaborazione Léaud/Truffaut non si limita ai 5 film del ciclo,  ma si estende a: "Le due inglesi e il continente" nel 1971 (un anno dopo "Domicile conjougal") dove recita la parte di Claude Roc, eterno "adolescente" un po' alla Doinel... e nel film: "La nuit Américaine"  1973,  un film sul cinema stesso, nonché  uno dei maggiori successi del regista.
Possiamo senza dubbio affermare, che il primo passo nella carriera di Léaud è rappresentato da: "I 400 colpi", che permette al regista così come all'attore, di guadagnare una enorme ed immediata popolarità mondiale.

La trasmissione televisiva "Si c'était vous?" in cui si affronta la tematica del rapporto difficile fra genitori e figli  fornisce al regista l'idea di girare questo film. Il presentatore, Marcel Moussy, avrà un ruolo importante nella realizzazione della sceneggiatura, tanto che, secondo Truffaut, senza Moussy il film sarebbe stato compromesso dai suoi sentimenti personali, quindi da un eccesso di ironia e sarcasmi.

Il primo titolo a cui pensa il regista è "La fuga di Antoine", un corto, sulla sica di Les Mistons che avrebbe raccontato di un ragazzo che passa la notte fuori casa perché non ha il coraggio di rientrare dopo aver marinato la scuola. Dunque, non un adattamento letterario, ma una propensione verso l'autobiografia che, se vogliamo, è una scelta dovuta sostanzialmente a motivi estetici. In un' intervista del 1957 egli aveva parlato del cinema di "domani" come di un'opera intima, simile alle pagine di un diario del regista, convinto che il pubblico avrebbe apprezzato, perché si trattava di una novità. In linea con questa posizione, inizia a girare il suo primo lungometraggio, "I 400 colpi", vera e propria cronaca del tredicesimo anno di età, per il regista l'anno più interessante.
Il titolo, significa letteralmente "fare il diavolo a quattro" e racconta così il solo modo che un adolescente ha per sopravvivere fra adulti indisponenti ed autoritari. A mio avviso il titolo ha contribuito al successo del film, perché, soprattutto per chi non è francese, esso rimanda a qualcosa da decifrare, di non immediatamente comprensibile, anche se si intuisce una sorta di violenza in esso contenuta. Nasce quindi il desiderio di vedere il lavoro per capire  meglio di che si tratta.
Link a "Le blog de Zazie" di Francesca Bianchi, autrice della foto. 
A livello economico, il film è prodotto da Les films du carrosse, quindi dal suocero di Truffaut, padre di Madelaine Morgenstern (che vediamo nel film -incinta-, nella scena dell'ingresso al riformatorio, di fronte ai cancelli). A fronte di  timori, dovuti alla natura sperimentale del progetto,  si adottano degli accorgimenti che combaciano anche con scelte stilistiche precise: L'uso del Bianco e nero, il rifiuto dello star system (eccetto un breve cameo di Jeanne Moreau, futura Kate di Jules et Jim), e scene girate all'aperto o in veri appartamenti, piuttosto che in studi... con esiti a volte sorprendenti. In un certo senso la cosa ricorda i pittori impressionisti, che ad un certo punto uscirono dagli atéliers per dipingere en plein air.


Le influenze più evidenti sono quelle di:

Jean Vigo
1_Jean Vigo con "Zéro de conduite" [La rivolta degli studenti in "Zero in condotta"  scena finale di "zero in condotta" sulla rivolta degli studenti contro l'istituto. "jeune diables au college" è il loro appellativo]  per l'ovvia tematica della ribellione dei giovani studenti all'ordine costituito, ma anche "l'atlante" [che tutti noi conosciamo per via della sigla di Fuori orario su Rai tre "Fuori orario" su Rai tre... Patty Smith (musica) e Jean Vigo (film).   -talmente condizionante, che ci sono rimasta male quando al momento del tuffo non è partita la musica di Patti Smith... fatto ovvio e piuttosto inevitabile temo!] L'influenza di questo film si avverte soprattutto per le scene a casa di René durante la seconda fuga di Antoine, dove troviamo molti gatti nella stanza, una statua-opera d'arte a forma di cavallo e un caos totale ovunque, che rimanda all'ambiente in cui viveva il marinaio del film di Vigo.

Roberto Rossellini 
2_Roberto Rossellini con "Germania anno zero" nel quale il regista  racconta di un ragazzino di 12 anni, Edmund, "vittima" della società, quindi della guerra, della storia, e dell'innocenza della sua età. Il giovane avvelena il padre, per via di un ex docente nazista, che lo consiglia male, e che poi, lo lascia solo. In seguito, capito l'errore, Edmund si suicida.
Doinel invece è vittima dei sui tredici anni, quindi il film di Truffaut è più "intimo", e più propenso ad indagare sulla psiche di un adolescente e meno aperto alle dinamiche storico-sociali del suo tempo, tanto che, nonostante la storia sia autobiografica, il regista omette del tutto il fatto che ai tempi si era in piena seconda guerra mondiale, e lo fa per questioni stilistiche.
[ Germania anno zero- Scena del suicidio di Edmund. ]

Ingmar Bergman
3_Ingmar Bergman  di "Monica e il desiderio" è citato almeno in due occasioni nel film.
La prima: Quando i due bambini dopo essere stati al cinema la seconda volta, rubano la locandina raffigurante il volto dell'attrice del film (cosa che, ricorda Lachenay, facevano davvero. Una scena simile la troviamo anche in "Les mistons" ma in quel caso si tratta di criticare un film "Chiens perdu sans collier" -vedi "les Mistons": Link).
La seconda:  Nell'ultima  scena di "I 4oo colpi" che somiglia ad un lungo piano sequenza di Bergman sul volto di "Monica" che per Godard incarna  lo sguardo più triste della storia del cinema.
Monica e il desiderio - Godard  (Lo sguardo della ragazza è stato definito come il più triste della storia del cinema)
I 400 colpi - Lo sguardo di Antoine. 

The Kid. 

4_Charlie Chaplin e The Kid... Per la storia di un bambino solo, in quel caso abbandonato vicino ai rifiuti. Truffaut dice che se non lo avesse fatto Chaplin, ci avrebbe avrebbe provato lui, senza temere il patetico, e lo dice l'appassionato lettore di Dickens, in un periodo in cui lo scrittore inglese era snobbato perché ritenuto patetico.
The Kid - Charlie Chaplin  (Una scena)

L'interessa del regista per il mondo dell'infanzia, si presenta in più occasioni:
La visite, dove scopre il piacere di far recitare una bambina (la figlia di Doniol-Valcroze, Florence.)
Les Mistons, sulla nascita del desiderio sessuale di un gruppo di ragazzini per una giovane donna.
Les 400 coups, sul rapporto conflittuale di Antoine coi genitori (voglia di evasione/bisogno di accettazione)
L'enfant sauvage, storia di un'educazione, ed esperienza della sua irreversibilità.
L'agent de poche, un film corale, in cui l'infanzia è vista con l'ottica di un nonno. Dunque, con maggiore distacco rispetto al racconto su Doinel.

Tornando a "i 400 colpi" è  bene ricordare che a Truffaut il film alla fine non piacque! Voleva che fosse un film oggettivo e, a suo dire, per errori da dilettante, ne aveva fatto un film soggettivo-hitchcockiano- in cui c'è una vittima che palesemente cattura le simpatie del pubblico. Rivedendo il film qualche anno dopo, lo rivaluta apprezzandone la "purezza".  In verità il film lo potremmo definire "oggettivamente soggettivo", nel senso che:
E' OGGETTIVO: perché non è MAI lirico o banale. Truffaut impedisce spesso al ragazzo (che si teme antipatico di fronte al pubblico) di sorridere perché "non si ride quando si è soli". Il bimbo piange solo due volte: Quando l'altarino Balzac brucia e il padre gli minaccia un futuro al riformatorio, (di cui non conosce neppure il reale significato ma di cui avverte l'ingombrante minaccia) e quando questa predizione si avvera. E, sempre per la sua idea di non voler essere patetico, si pente di aver girato la scena dei piccioni che prendono il volo in concomitanza col furto della macchina da scrivere, perché a suo dire era una scena gratuita!

Il film è anche SOGGETTIVO: perché ci sono numerosi primi piani su Antoine, e questo fa si che lo spettatore simpatizzi con lui, soprattutto dopo lo schiaffo tutto sommato gratuito alla mensa del riformatorio (a partire dal quale inizia in "l'amour en fuite" la lettura  di Colette del romanzo autobiografico: "les salades de l'amour", scritto da Doinel ormai cresciuto) e alla fine del film quando, sperimentato il limite del mare, egli guarda la telecamera con sguardo perplesso e perduto. Quindi niente Happy ending, e la cosa è particolarmente insopportabile perché si tratta di un bambino. Paesi come Russia e Spagna hanno addirittura aggiunto dei commenti in voce Off, per suggerire che il ragazzo era stato poi ripescato e recuperato da qualche istituto.
La verità è che Doinel è un eroe romantico per la sua spontaneità, cosa che de-teatralizza la recitazione del bambino (si pensi a un personaggio come "Riccioli d'oro" interpretato da Shirley Temple negli anni '30, e si avrà chiaro il concetto) ma, in quanto tale sembra predestinato al fallimento! L'inefficacia della sua buona volontà combacia, secondo Barbera e Mosca, con la scena del bambino che durante il dettato in classe, si sporca le mani con l'inchiostro e più cerca di rimettersi al pari con gli altri, più continua a sbagliare e a sporcare altri fogli, finché rimane senza quaderno.

Il film ha una struttura circolare: Suggeritaci dalla musica, la stessa a inizio/fine film, ma anche dalle scene:
Le prime scene si svolgono lungo le strade di Parigi, che è quindi la prima protagonista, assistiamo ad un vagare apparentemente senza meta della m.d.p. verso la Tour Eiffel, luogo-culto per il regista che possiede svariate statue di ogni formato riproducenti l'opera di Eiffel (visibile dalla finestra del suo studio). A fine film, assistiamo a un altro vagare senza meta. Sta volta è il tentativo di fuga di un ragazzino braccato verso il mare, verso la libertà.

Per la trama dettagliata: -LINK AL POST-

Tre sono i setting di base del film:  La scuola, la casa, e il riformatorio, cioè tre luoghi preposti all'educazione e (l'ultimo) al recupero di ragazzi indomabili, dei "Mistons" ["sono riuscita a domarlo" dice la madre di Doinel quando escono per il cinema, e aggiunge "spero di non dovermene pentire"]. Oltre a questi luoghi, il cinema, porto franco di ogni claustrofobia sociale, luogo della serenità e spensieratezza, in cui nulla di terribile può succedere, lo dimostra il fatto che i tre momenti più sereni del film si svolgano proprio al cinema. Nello specifico:
1_ Come Lucignolo e Pinocchio (Collodi) René e Antoine, marinano la scuola perché quest'ultimo non ha svolto il compito che il professore gli  ha assegnato per punizione e vanno  al cinema, poi in un luna park. L'associazione cinema/luna-park è forse più che casuale.: "I miei film sono spettacoli da circo..."  Quindi la scena della giostra, in cui entra solo Antoine (alter-ego di Truffaut, futuro regista) mentre René sta a guardare, simboleggia il cinema stesso, cosa che è ulteriormente suggerita dal funzionamento e dalla struttura della giostra "le rotoir", simile ad un'antenato del cinema, il FENACHISTOSCOPIO. ( In realtà, somiglia quasi di più ad una scena da zootropio -video-)


A fine spettacolo è Truffaut stesso che apre la porta della giostra, citando così Hitchcock (e la sua particolarità di firmare i film con brevi apparizioni) ma anche ricordando al pubblico che quel bambino è una trasposizione artistica di se stesso, futuro regista, e che quello che guardano è un film, cioè un luogo magico in cui nulla di terribile potrà mai accadere. E infatti... è fuori dal cinema e dalla giostra che incontra la madre (Gilberte, ma il suo nome lo sapremo solo ne: "l'amore fugge") con l'amante, con esito traumatico per il bambino, che si sente non voluto. Di lì a poco la scusa per la giustificazione a scuola, quando dice al professore che sua madre è morta (autobiografico).

2_ La seconda volta al cinema, è in compagnia dei genitori. Vanno al Gaumont (dove oggi si trova un negozio FNAC) per vedere "Paris nous appartient" di Jacques Rivette, allora ancora in fase di lavorazione. Uscirà infatti un anno dopo, grazie all'aiuto finanziario di Truffaut, per via degli introiti economici del suo successo. Questa è una delle scene preferite del regista, perché incarna il solo momento di armonia e spensieratezza all'interno della famiglia Doinel.

3_ Ricevuto uno zero per il compito in classe, non gli resta che fuggire. Ospitato da René, dopo una cena frugale di nascosto dal padre distratto e assente di questi, i due vanno al cinema (è la seconda volta che ci vanno insieme). Vediamo il volto entusiasta dei ragazzi che osservano lo schermo, e all'uscita, rubano la foto di "Monica e il desiderio".

4_una scena che rimanda al cinema, o meglio al teatro... è quella dei bambini che assistono alla messa in scena di cappuccetto rosso da marionette. Per conservare la spontaneità dei ragazzini,  nasconde la m.d.p. Questa è l'ultima scena di "innocenza" che vediamo. Il passo che segue è il furto della macchina da scrivere, quindi il riformatorio.


Facendo un passo indietro, torniamo agli altri luoghi del film: La scuola, la famiglia e il riformatorio.

La Scuola:
Il personaggio Antoine Doinel, è presentato al pubblico all'interno di una classe, a scuola, in stile "Zéro de conduite" di Vigo. Qui il ragazzo sarà punito tre volte:
1_"per colpa di una pin-up caduta dal cielo". Anche in Les mistons, i ragazzi hanno a che fare con una cartolina, usata come "arma" verso l'indifferenza di una ragazza che desiderano e non possono avere, ma qui i ragazzi non saranno  puniti per le loro azioni: scritte sui muri, inseguimenti, cartolina... per Antoine, le cose andranno diversamente, perché sarà punito. Tutta la classe stava giocando, ma il caso ha voluto che il professore si voltasse quando l'aveva in mano lui, che deve pagari per tutti. Sentendo l'ingiustizia della cosa, scrive una frase sul muro dietro la lavagna.  Scoperto dopo la scritta, riceve un'ennesima punizione: 
2_Pulire la scritta, quindi azzerare il suo proposito di vendetta in stile Montecristo (il film Antoine e Colette inizia con Doinel a letto, e il libro di Dumas sul comò, quindi ha ancora voglia di vendetta rispetto al mondo) e deve anche coniugare come compito per casa la frase "Antoine insozza i muri e maltratta la prosodia Francese"
3_punito infine con uno zero in un compito in classe. L'accusa è di aver copiato il libro di Balzac: "La recherche de l'absolu". Dunque, il professore che a inizio film detta la poesia "La lepre" e trova normale che questa venga imparata a memoria, punisce il ragazzo perché ha  imparato a memoria un pezzo di prosa. La confusione di Antoine appare lecita, comprensibile. Aveva tutto l'interesse a fare un buon compito e non poteva sapere che copiare, anzi ricordare a memoria Balzac, gli si sarebbe ritorto contro.
Secondo alcuni critici questo voto di Antoine rappresenta l'ostilità del regista contro sceneggiatori quali Aurenche e Bost che adattando romanzi li "ricopiano" e dove non ci sono scene "equivalenti" da essere filmate, loro se le inventano, finendo col tradire lo spirito dell'opera e del regista.
In generale la SCRITTURA è per Antoine un'arma fallimentare e non solo in questo film!) Scrivere incarna l'area affettiva materna (quando gli fa il bagno gli consiglia di studiare perché anche se a scuola si apprendono tante cose inutili, si impara a scrivere, e scrivere serve per le lettere. In "Domicile Conjougal" Antoine dice che suo figlio Alphonse non andrà a scuola perché li si imparano cose inutili, quindi sarà lui ad occuparsi dell'educazione del figlio!)

Restando in ambito scolastico, oltre alle tre punizioni, assistiamo a  tre conseguenti momenti di fuga di Antoine. E' come se per ogni azione ci fosse una reazione, i cui esiti sono sempre più catastrofici.
1_ All'indomani dalla scritta sui muri, non ha fatto il compito così marina la scuola con René,  vanno al cinema, e poi in un luna park. (vedi sopra)
2_ La mattina che segue quella appena descritta, Antoine non ha una giustificazione per rientrare a scuola. "Più è grossa, più  è credibile" consiglia René, così dice che sua madre è morta, affermazione quasi freudiana, istintiva, rivelatrice. Vederla con l'amante in pieno giorno è per lui un tale dolore che è come se la madre fosse morta davvero.
Lo spione della classe, informa i suoi genitori dell'assenza di Doinel, così i due vanno a scuola, e in una scena palesemente hitchcockiana, il ragazzo è schiaffeggiato dal padre in classe (sarà nuovamente schiaffeggiato al riformatorio, tuttavia, il primo schiaffo mi ha fatto pensare a Germania anno zero. Anche Edmund sarà punito dal padre, in quel caso, in modo palesemente ingiusto).

Il ragazzo non ha il coraggio di rientrare a casa, decide così di passare la notte in giro per Parigi. Scrive una lettera ai suoi e annuncia che vuole lasciare la scuola e lavorare, staccarsi da loro ...e in futuro ci saranno cose da chiarire. La notte la passa dormendo qualche ora in una stamperia (Antoine lavorerà in una stamperia nel film "L'amore fugge"), deve allontanarsi all'arrivo degli operai. Per strada ruba il latte (cosa che faceva davvero con Lachenay). Secondo alcuni, il latte evoca il mancato affetto della madre. Incontra Jeanne Moreau che cerca un cane, ma deve allontanarsi per via di un ragazzo,  e si lava il viso nella fontana di una chiesa per poi andare a scuola il mattino. La lettera sortisce l'effetto contrario, perché la madre andrà a prenderlo a scuola, mostrandosi affettuosa per la sola volta durante il film.

3_la terza fuga di Antoine,quella definitiva, combacia con l'ultimo "zéro" per il suo compito in classe. Fugge perché aveva promesso un buon voto alla madre, perché teme il riformatorio, e perché sogna ancora l'indipendenza e l'avventura. Studia i modi per fare soldi con l'amico René e decidono di rubare la macchina da scrivere del patrigno, anche se esse sono numerate. (quindi è facile ritrovarle!) Beccato mentre la rimette a posto, Antoine finisce in galera per volere del padre. (durante il furto indossa un cappello che ricorda come per I mistons, la citazione del genere poliziesco americano, attraverso il "gioco" di un bambino che confonde la vita fittizia e priva di reali conseguenze dei film con quella reale.)

La famiglia, "nido" stretto, sporco (si pulisce le mani dalla cenere sulla tenda) e freddo, dove Antoine si rifugia al rientro da scuola.  Lo vediamo  seduto di fronte allo specchio della madre, dopo la punizione subita in classe, e la sua immagine riflessa è  frazionata, raccontandoci indirettamente la sua personalità che è
quella di un adolescente che ancora deve formarsi. Il mattino seguente, lo troviamo di nuovo di fronte allo specchio appannato che pulisce col braccio per "fare chiarezza", per vedersi riflesso (scena molto simile in Adele H, la figlia di Victor Hugo che, per la prima e unica volta nel film, afferma la sua vera identità scrivendola su un vetro impolverato che subito cancella... in quel caso c'è un tentativo di cancellare la propria identità, Antoine invece cerca di trovarla). Infine, "l'amore fugge" nel 1979 -ultimo del ciclo- finisce con Antoine e Sabine di fronte a uno specchio, che quindi diventa in generale un oggetto che rimanda immagini e soprattutto stati d'animo)
La madre, Gilberte (ma il suo nome lo sapremo solo in "l'amore fugge"), è bellissima e fredda. Rimprovera continuamente Antoine, non pronuncia mai il suo nome (e l'attrice è in difficoltà per questo). Appena rientra a casa lo manda a comperare la farina e mentre il bimbo è in coda in un negozio, sente due donne parlare di parto, di sangue, cesareo, e simula un conato di vomito per il disgusto provocatogli dal parto. A casa i genitori parlano di una cugina della donna che è incinta per la quarta volta, e lei lo trova volgare. Inoltre, i due parlano di Antoine a cena come se lui non esistesse. Il padre vuol sapere dove lo metteranno per l'estate e lei risponde che le colonie le hanno inventate apposta... tutto nel film rimanda a un idea di maternità negativa, suggerita anche da dettagli come: il pigiama lacerato di Antoine, il fatto che dorme avvolto in un sacco a pelo piuttosto che in una vera coperta (tanto più che suo padre aveva dato i soldi alla moglie affinché glie la comprasse), il suo letto è incastrato fra la porta e la camera da letto, tanto che la madre deve scavalcarlo per rientrare di notte. E' Antoine che deve gettare l'immondizia, insomma tutto fa pensare che il ragazzino sia di troppo in quella famiglia a lui palesemente ostile. Il padre un pò meno, ma non possiamo dimenticare che è per causa sua che alla fine finisce in riformatorio, e che si disinteresserà del tutto a lui. (che non è il vero figlio, ma al quale aveva dato lo stesso il cognome, cosa che Antoine apprende sentendoli litigare una notte)
L'unico momento in cui lei è affettuosa è dopo la sua prima fuga. Teme che Antoine racconti al marito di averla vista con l'amante, così va a prenderlo a scuola e lo circonda di premure. Un attimo prima del suo arrivo, in classe i ragazzi sostengono una lezione d'inglese: "Where is the father?" è un frase impronunciabile per René, che continua a sbagliare pronuncia. E un altro bimbo a domanda "Where is the girl?" risponde "the girl is on the bic". La frase sta volta è pronunciata, ma in modo sbagliato: Truffaut sfrutta quindi l'ambiguità semantico-fonetica del termine visto che spiaggia e prostituta in inglese si pronunciano allo stesso modo, tanto che -coincidenza?- dopo un istante la madre di Antoine arriva per riprendersi il figlio. Sulle stesse note, possiamo cogliere l'omofonia mère/mer, madre/mare.... del finale. Nel mare la speranza di una fuga, di un aiuto, ma proprio come per la madre, esso si rivela come il luogo delle distanze impercorribili, dei luoghi inaccessibili.  

L'ultimo luogo del film è il riformatorio. 
Istituzione rigida che si prepone di rieducare e che non manca di far notare ai genitori le loro inadempienze verso il ragazzo che, viene detto, nei fine settimana era spesso lasciato solo (e il fatto era tanto più grave per via dei bombardamenti, della guerra in corso... il fatto che il regista non la racconta, non toglie che la guerra ci fosse). Lo spettatore a questo punto è tutto per Doinel, ingabbiato come un vero criminale (manifesto "derattizzazione"  sul muro, per ovvie affinità propositive dell'istituto!). Lo vediamo piangere come "un adulto", solo due lacrime lungo le guance mentre dal cellulare che lo porta al riformatorio osserva le strade, il luna park che gli ricorda l'amico. In mensa è schiaffeggiato per la seconda volta nel film.La prima volta dal padre per la sua menzogna sulla madre morta, e ora da una guardia per aver toccato il pane prima degli altri. Schiaffo gratuito che trasforma Doinel in vittima allo stato puro. (il libro "les salades de l'amour" che Doinel scriverà da grande, inizia con questo Fb, che rivediamo mentre Colette legge il testo sul treno in "L'amore fugge"...il resto della sua adolescenza, Doinel l'aveva in qualche modo rimossa. Trauma irrappresentabile.)
L'ultima volta che parla con sua madre, lei lo abbandona al suo destino, rinfacciandogli la lettera che il ragazzo ha scritto al padre per farsi aiutare. (Nella vita sarà André Bazin a liberarlo dall'impiccio, a comportarsi da padre) Le ultime parole di Antoine sono "J'ai rien dit" - Sconfitto. Vinto.

Vediamo nel film la scena di un ragazzo fuggito e riacciuffato...tutto ci trasmette l'idea di un potere istituzionale forte sui minori braccati. Capiamo Antoine sarà ripreso, ma comunque vederlo scappare come una lepre da un recinto rotto mentre gioca a calcio ci fa piacere. Tifiamo per lui, ci auguriamo durante il lunghissimo piano sequenza che lo porta al mare, e che noi seguiamo in tempo reale, che arrivi lontano, che scappi. Ci dispiace vederlo fermo infine, bloccato dal mare, che come la madre rappresenta un limite insuperabile. Raccogliamo il suo sguardo che è rivolto a noi, pubblico, e siamo  perplessi con lui, dubbiosi sul suo futuro. Il contrario di un Happy ending, e il fatto è intollerabile trattandosi di un bambino, tanto che, come ho già detto altrove, Spagna e Russia aggiungono una voce off che cambia il finale del film, raccontando al pubblico che il ragazzo è stato "recuperato" da un istituto per minori, e quindi, reintegrato.
Il finale del film - I 400 colpi-







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