mercoledì 15 novembre 2017

Gian Maria Volonté, un attore contro.

"Che ne resti la memoria, era tutta la mia vita"
 "Lo sguardo di Ulisse"1995 
Di Theo Anghelopolus 
“Quante volte noi ci chiediamo: che cos’è un attore? Nei riguardi della rappresentazione l’attore è la materia per mezzo della quale si manifesta lo spirito dell’autore, la materia più nobile o come tale la più ribelle. Materia umana, materia autonoma; strana contraddizione in termini: ma la realtà e se vogliamo, il dramma dell’attore, è proprio in questa contraddizione: Essere materia, cioè dover subire un’impronta del genio altrui, essere autonomo, cioè soffrire di questa imposizione o goderne, che è un po’ lo stesso” Orazio Costa. La regia teatrale. 1939
Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Elio Petri. 1970
"Il suo infinito talento nasceva da una congenita insicurezza 
mascherata di aggressività. 
L'impressione finale è che lui non si amasse.
 Non quanto l'amavamo noi" 
Gianni Amelio parlando di 
Porte aperte
Una breve premessa... 
In questi ultimi cinque anni ho avuto il privilegio di  far "nascere" il cinema, ogni inverno, ripercorrendo le sue storie ed i suoi aneddoti. Accadeva il mercoledì, alle 21:00, in un'ampia stanza d'altri tempi situata nell'ultimo piano di uno stabile antico, con soffitti affrescati. Ero insieme a persone che, col freddo e con la pioggia, così come con la luna piena, cenavano in gran fretta e venivano a farmi compagnia, concedendomi di decidere, in modo forse poco democratico, di cosa avremmo parlato. Ufficialmente si chiamano "corsi", ma non amo come suona. Da un corso ci si aspetta tutto un assetto accademico che qui  mancava. Mancava l'urgenza degli esami, il bisogno di rispettare il programma, e così mi è parso logico andare incontro alle esigenze dei partecipanti. Non sempre facilissimo, soprattutto per chi veniva senza un grande interesse per l'argomento, ma è la parte forse più stimolante di questo tipo di situazioni. Ho cercato di smuovere molle, di azionare curiosità verso l'argomento, che forse è ciò che bisogna aspettarsi da questo tipo di situazioni, e per qualcuno so che ha funzionato.

Naturalmente ritengo di dover ringraziare chi mi ha permesso questa esperienza ormai giunta al termine che per me, persona, è stata davvero importante. Sedersi davanti ad estranei che si aspettano "sapienza" mi è parso un concetto impegnativo da gestire, ma l'ho fatto con serietà ed impegno, perché le cose che amo, le faccio così, e naturalmente il clown che c'è in me è venuto fuori con prepotenza quando qualcuno cedeva alla tentazione della pennica. Hanno anche riso. 

Quest'anno il programma, qualora il corso si fosse tenuto, sarebbe stato interamente focalizzato su Gian Maria Volonté. 

Ho trascorso del tempo, durante l'estate e nei messi appena passati,  leggendo libri, guardando film ed interviste sul tema, ed è stato bellissimo ripercorrere le orme di Gian Maria Volonté provando nostalgia per qualcuno che sento molto vicino ma anche irrimediabilmente lontano.

Un ragazzo di vent'anni mi ha detto di non aver mai visto nessun film di "questo attore". Ripensandoci, ho realizzato che Volonté sta al piccolo schermo come io sto alla palestra, quindi per chi usa la televisione come unico punto d'incontro col cinema, Volonté non è mai morto, perché, semplicemente, non è mai nato. Mi dispiace enormemente e vorrei che gli fosse in qualche modo resa giustizia. 

Da_ Un attore contro. Libro/documentario. 

Il mio viaggio nel mondo di Volonté parte dalla fine, dalla parola non detta, dal film che non ha potuto finire perché è morto. Aveva soltanto 61 anni quando si è spento. Era sul set di Theo Anghelopolus col quale stava girando il film: “Lo sguardo di Ulisse”. Era il 6 dicembre del 1994. La sera prima, racconta il regista, Volonté se ne stava solo, in fondo all'autobus che li riportava in albergo e lì beveva vino e cantava le canzoni della sinistra italiana in un tempo in cui, col senno di poi, sembrava già utopia parlare di sinistra come Volonté la intendeva. Forse quel brindare fra sé e sé, cantando, era un modo artistico di congedarsi dalla vita, ma non poteva sapere che stava girando il suo ultimo ciak. Se è riuscito a rendersi unico anche in questa occasione, è solo perché come l’Ulisse che dà il titolo al film, Volonté indossava il senso epico del personaggio che emerge e che brilla anche in mezzo alle folle per grandezza e per senso del viaggio, alla scoperta del nuovo, alla scoperta di se stesso, lottando contro i mostri e contro le paure che diventano il recinto e poi il limite invalicabile di tanti antieroi.

Il titolo del post è desunto da un breve dialogo registrato per il film nel quale l’attore interpreta il ruolo del vecchio direttore della cineteca di Sarajevo, che si affanna a salvare quel che può, in termini di cultura filmica, dalla guerra che incombe. Il compito del custode è di fare in modo “che ne resti la memoria”, perché se è vero che, come recita il suo personaggio: “era tutta la mia vita”, non è sbagliato dire che quella vita era anche la nostra, e con essa, il dovere di memoria. L’abbiamo vista scorrere in pellicola quella vita, alle prese con molteplici mutazioni che fanno pensare ai camaleonti quando assumono il colore del sasso per confondersi ad esso, ma fanno pensare anche alla più volgare schizofrenia. Un attore di talento indossa le vite degli altri fino a dimenticarsi di sé, e quando arriva a somigliare ai suoi personaggi anche fisicamente, allora qualcosa di importante è avvenuto. Pia degli Esposti parla di Volonté come di un matto, ma lo dice con occhi ammirati. E’ un’idea di follia che pone enfasi sulla lucidità estrema, sulla coscienza che spetta a pochi illuminati, che leva dal tran tran delle vite quotidiane. Lui era altro, e che lo si odiasse o lo si amasse, era impossibile non farci caso.

Volonté è nato come attore di teatro, sin da giovane ha recitato per il piccolo e per il grande schermo e prestissimo ha conosciuto il grande successo, senza mai montarsi la testa. Volonté ha prestato i suoi connotati a personalità molto diverse fra loro, come Caravaggio, Giordano Bruno, Aldo Moro, da lui interpretato in due film diversi al punto che a fatica si ritrova una consonanza fra l’attore ed il personaggio, che è sempre Aldo Moro, ma che è raccontato rispettivamente, come vittima di un sequestro da parte delle brigate rosse, quindi come uomo lasciato solo dalle istituzioni e condannato a morire, e poi nelle vesti di democristiano, quindi di uomo politico che era parte dell’ingranaggio. Volonté è stato anche un commissario al di sopra di ogni sospetto, è stato un operaio vittima del sistema di produzione, è stato Lucky Luciano, il “cattivo” che fece tremare chi lo vide come se si fosse trattato di quello vero, tanto gli somigliava. E’ stato Sacco ed anche Vanzetti, ha infatti recitato entrambi i ruoli, uno a teatro, da ragazzo, uno al cinema, da grande.  Nella versione filmica, finita la ripresa del suo discorso davanti ai giudici, il regista era sollevato all'idea che fosse buona la prima, tanto Volonté si era preparato, ma dovette ripetere la scena perché solo alla fine si accorse che una delle guardie, dietro all'attore, piangeva emozionato per ciò che Volonté stava dicendo. La sua fama iniziale deriva da fiction tv come “L’idiota” di Dostoevskji che raggiungevano in prima serata, buona parte degli italiani, la sua notorietà internazionale, la deve almeno in principio, ai famosi spaghetti western, anche se la lista dei suoi ruoli di successo sarebbe troppo lunga per pensare di elencarla qui.

Più di ogni cosa, Gian Maria Volonté è stato figlio del suo tempo, un attore contro, calcando il titolo del bellissimo “Uomini contro”, sull'assurdità della guerra. E’ stato un attore-interprete, un uomo definito spesso difficile, ingestibile, tuttavia, sono stati in molti ad amarlo fino alla venerazione, così come molti l’hanno detestato di un astio sincero. Fra quelli che l’hanno amato, penso ad Ennio Fantastichini di cui ho apprezzato le abilità attoriali nel film “Porte aperte”dove scoprivo con uno strano stupore, un interprete che, in fondo, non sospettavo neppure. Ho avuto modo di vedere la registrazione del commovente discorso di addio di Ennio a Gian Maria, e mi è scesa una lacrima. In piedi, in lacrime davanti al feretro, conclude il suo saluto con un banale: “Ciao amore” chiaramente detto col cuore, così come è evidente la sua stima per il collega ogni volta che ne parla nelle svariate interviste. Penso infine che abbiamo avuto attori di grande talento in Italia, ma il solo che mi appare morto davvero nelle intenzioni di chi manovra i fili del piccolo e mediocre schermo, è soltanto lui, Gian Maria Volonté, oso dire, il migliore.

Qui di seguito, il bellissimo monologo tratto dal film Sacco e Vanzetti, di cui parlavo poco fa. 



"Non lasciatemi al buio, voglio stare davanti al mare" queste le intenzioni di Volonté riportate dal medico Antonio Severini. La sua tomba si trova nell'isola della Maddalena, di fronte al mare.

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