sabato 29 maggio 2010

Antoine et Colette (L'amour à vinght ans) 1962

Non seguirò l'ordine cronologico con cui  i film di Truffaut sono stati realizzati, ma cercherò di seguire un ordine tematico, logico. Per esempio, dopo "I 400 colpi" mi sembra interessante  analizzare i cinque film che compongono il ciclo Doinel, ovvero:
1_"Les quatre-cents coups"  [I 400 colpi]
2_"Antoine et Colette" L'amour à vingt ans [ Antoine e Colette, l'amore a 20 anni]
3_"Baisiers volés" [ Baci rubati]
4_"Domicile conjugal" [Non drammatizziamo... è solo una questione di corna ]
5_"L'amour en fuite" [ L'amore fugge]

Dopo "les quatre-cents coups", analizziamo dunque il secondo film del ciclo: Antoine et Colette.
Jean Pierre Léaud e Marie-France Pisier, nel film: Antoine e Colette.
ANTOINE ET COLETTE è un corto (29 min) in bianco e nero girato in una sola settimana, a gennaio del 1962  (ricordo che il 24 gennaio di quello stesso anno, il regista  aveva presentato Jules et Jim al grande pubblico, con esiti poco incoraggianti all'inizio). e presentato a luglio del 1962.
Si tratta di un progetto di co-produzione internazionale voluto dal produttore Pierre Roustang. Il  film si chiamerà L'AMORE A 20 ANNI e sarà composto da cinque episodi, affidati a registi di nazionalità diverse.
Truffaut nonostante la stanchezza e la delusione per i problemi  riscontrati per "Jules et Jim" e la sua contestata morale (In Francia è vietato ai minori di 18 anni e in Italia per un periodo ne vietano la proiezione!)  riprende il personaggio di Antoine Doinel e sviluppa la sceneggiatura (Reperibile in: "Les aventures d'Antoine Doinel", Mercure de France, 1970) in collaborazione con: 
  •  Raoul Coutard: fotografia (Franscope)
  •  Claudine Bouché e Truffaut : montaggio 
  •  Georges Deleure:musica. - Di Yvon Samuel la canzone che accompagna i titoli di testa.
  •  Henri Serre: Speaker.
La reazione del pubblico è nuovamente negativa ed il film viene ritirato in fretta dalle sale, con grande disappunto di Truffaut, che si pente di essersi limitato a girare un corto.
La critica al contrario del pubblico, trova che il lavoro sia fra i più riusciti e personali del regista ormai maturo e di fama internazionale.
Robert Ingram definisce il film: "Affascinante, intelligente, ben fatto e permeato dalla poetica colonna sonora di Deleure... il film ha tutte le qualità di un eccellente racconto breve: è conciso, asciutto,sostenuto da una ricca vena immaginativa e uno schema evocativo di ripetizioni e variazioni". E dice anche che è affascinante quanto "I Quattrocento colpi"

Dando vita ad una figura a tratti Balzachiana, (che quindi ricompare in più film), ma che somiglia a un enorme romanzo di formazione, una "suite" di avvenimenti che ci permettono di  assistere per gradi alla crescita del ragazzo (quindi dell'attore, Jean Pierre Léaud) e alla sua progressiva educazione sentimentale, che termina in "L'amour en fuite", in modo forse volutamente sdrammatizzato dal regista, con Antoine e Sabine di fronte a uno specchio che in qualche modo, si riconoscono e cercheranno di vivere la loro storia.

Antoine Doinel non poteva che essere interpretato dal solito Jean Pierre Léaud, che il mondo del cinema aveva ignorato nonostante l'enorme successo di "I 400 colpi". Il fatto cinematograficamente nuovo e interessante, è che si assiste a una sorta di commistione fra cinema e vita, attraverso un personaggio/attore che crescono insieme, parallelamente, nella vita come sullo schermo. 
Questo modo di operare ricorda la "Tecnica del ritorno" Balzachiana (Autore molto amato dal regista), che, come suggerisce l'espressione stessa, prevede il ritorno di uno stesso personaggio in più romanzi. Questo personaggio innovativo per il cinema, ricorda anche il cosiddetto: Romanzo di formazione, dunque una storia in cui assistiamo alla crescita rogressiva del personaggio, alla sua "Educazione sentimentale" che si conclude in un modo che il regista ha forse volutamente sdrammatizzato, cioè  con Antoine e Sabine di fronte a uno specchio che, in qualche modo, si riconoscono e si ripropongono di provare a vivere la loro storia.
Negli anni cambia però  lo sguardo del regista nei confronti di Doinel, che si fa un po' più distaccato rispetto al primo film, ricordando a tatti è lo sguardo del padre che partecipa alle gioie e alle disillusioni di Antoine, la sua "creatura".
(Per motivi puramente istintivi la cosa mi fa pensare a Frankenstain di Kennet Branagh sul ruolo della "creazione" e relative conseguenze Dialogo fa il "mostro" e il suo creatore. (Fuori tema, ma bello)
Non fa uso di una vera sceneggiatura, ma di un canovaccio per un nuovo episodio autobiografico, (per questo la figura di René é qui appena abbozzata) ma Truffaut si era innamorato di una ragazza conosciuta alla cinémathèque e non alla Sala pleyel. Per la delusione era infine partito per la guerra in Indocina. Perché la sala pleyel, dunque un contesto musicale, invece che cinematografico? Pare volesse omaggiare sua nonna, che era una suonatrice di violino. All crescente interesse che Antoine prova verso Colette corrisponde un crescendo della musica, che scandisce letteralmente il ritmo della passione del ragazzo per la bella sconosciuta, passione che viene sottolineata da un alternarsi di sguardi fra i due, fino all'ultima inquadratura: lui che la guarda.
Il film inizia con una voce Off :  "l'amore a 20 anni" 
 Siamo a Parigi. Antoine Doinel si alza dal letto e apre la finestra, mostrandoci la città dall'alto, e non più dal basso, come per l'inizio di "Les 400 coups". Dunque una visuale potremmo dire più "consapevole" e autonoma. Doinel è ormai un adolescente. Ha 17 anni, e, regolati i conti con la giustizia, dipende finalmente solo da se stesso. Nei film di Truffaut il libro ha sempre un ruolo, e non è mai ripreso per caso. Sul comò di Antoine è poggiato: "Il conte di Montecristo", romanzo-emblema sul desiderio di vendetta (...come accade, per esempio, nel molto più recente "The sleepers" dove, il personaggio interpretato da Brad Pitt, si ispira a Dumas per realizzare un articolatissimo progetto di vendetta verso  i carcerieri che, anni prima, avevano abusato brutalmente di sé e dei suoi amici). E' con questa posa che Doinel si affaccia alla finestra. Come Rastignac di "Le père Goriot" sembra lanciare una sfida alla città, che vuole conquistare. Ma abbiamo già sottolineato che egli è un anti-eroe per eccellenza. Lavora infatti alla Philips, come classificatore di dischi, dunque una vita piuttosto meccanica, ripetitiva, in cui la passione per la musica serve ad incanalare le energie del giovane che, incontrata Colette, trasferisce su di lei tutta la brama che prima riservava alla musica, diventando paradossalmente quasi sfacciato, arrogante, e ottenendo in cambio la distanza della ragazza.
Il trait-d'union con Les 400 coups si avverte sin dal principio:
- In camera di Doinel suona una sveglia (nel primo film ne ruba una).
- Sentiamo il rumore di una macchina da scrivere (nel primo film va in galera per il furto di una m.d.s.)
- Lo vediamo in un bar con René, amico d'infanzia, e in un Flash back è revocata la scena del fumo a casa di lui che sottolinea la costanza dell'affetto con il suo solo amico d'infanzia.
"8 giorni dopo" è il secondo paragrafo del film.
Antoine e Colette sono ormai in confidenza. Usa lo scambio di libri come pretesto per vederla (anche nella sua vita, i libri sono motivo di avvicinamento al prossimo, e può generare vere e proprie affinità elettive visto che per il regista, condividere l'amore per un testo, significa in qualche modo, guardare la vita dallo stesso punto di vista), ma ci è chiaro da subito che egli lega più coi genitori di lei. Vediamo infatti un modello di famiglia unito e affettuoso, ben diverso dal suo ( "I 400 colpi"...e basta osservare le due scene dei pasti per capire la differenza). Doinel dirà più avanti che per lui l'amore verso la ragazza è praticamente inscindibile da quello verso i genitori di lei (come dimostra con Christine e la famiglia in "Baisers volés" e "Domicile conjugal"). Doinel arriva a cambiare casa pur di conquistarla, ma si accorge che lo spostamento spaziale non comporta una maggiore vicinanza emotiva. L'argomento sarà ripreso in "L'amore fugge" quando rivede Colette su un treno e parlano del libro scritto da Antoine "Les salades de l'amour". Lei gli fa notare che ha scritto una bugia perché non sono loro che si sono spostati di fronte a casa sua, ma il contrario. Doinel si difendo dicendo che l'ha fatto per salvaguardare l'equilibrio della scrittura ( in verità degli affetti!).
Per lei Antoine realizza anche un disco (e così ci è mostrata la creazione del disco in tutte le sue fasi. La cosa mi ha ricordato una scena di "La leggenda del pianista sull'oceano" in cui Tornatore, allo stesso modo, ci mostra come nasce la registrazione di un pezzo musicale)
In un secondo incontro con René i due parlano delle reciproche difficoltà con le ragazze. L'amico é innamorato di una sua cugina e ha deciso che le scriverà una lettera. Antoine farà lo stesso con Colette, ma gli esiti saranno diametralmente opposti. La risposta a René é un foglio pieno di baci di rossetto, la lettera a Doinel (che aveva consegnato a mano egli stesso) è invece fredda e molto chiara, per Colette egli non è che un amico. Il finale vede infatti Doinel che rimane a guardare la Tv con i genitori di Colette, mentre lei esce con Albert, che scopriremo più avanti, diventerà suo marito, e padre di sua figlia. (forse per coincidenza, anche in Jules et Jim, l'elemento "disturbatore" fra i due amici, si chiamava Albert)

Si tratta dunque di un film sull'amore non ricambiato di un adolescente di diciassette anni, che lavora e vive solo nella grand Ville, e per questo è stimato da Colette (lo sapremo in "l'amore fugge").
Perché Antoine fallisce? In fondo lei  era ben disposta in principio... Doinel è rovinato dai suoi ideali romantici/libreschi...è un pò un' Emma Bovary al maschile, se vogliamo. In quanto adolescente e privo di esperienze, ha un ideale di amore che è assoluto ed è quindi geloso, possessivo, noioso. Lei  invece è più matura, più prudente e fredda. Capisce che la vita non è un romanzo e ne accetta le regole. Doinel non ha ancora trovato il timbro autentico della sua voce e tradisce le carenze affettive dell'infanzia che finiscono con l'enfatizzare e caricare di speranze quelle presenti. Ha talmente paura di perdere Colette che le nasconde i suoi sentimenti, dichiarandosi quando è ormai tardi (e per via scritta, non diretta...di nuovo la scrittura: arma inefficace). Dunque la morale ultima è che la dove il non detto prevale sul detto, il destino inevitabile è l'accentuarsi delle distanze.




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