domenica 2 maggio 2010

"Les quatre-cents coups" parte due: Analisi.

Les quatre-cents coupsThe 400 blows, I 400 colpi. Film di François Truffaut del 1959.

Antoine Doinel legge Balzac. 

Titolo: Les quatre-cents coups.
Sceneggiatura: François Truffaut, Marcel Moussy.
Durata: 99 minuti, Bianco e nero.
ProduzioneLes films du carrosse.
Dedicato ad André Bazin.

Logline. 
Un ragazzo parigino cerca di conquistare l'affetto dei suoi  genitori, senza riuscirci. Fallisce anche con la scuola, così fugge dalla scuola e dalla famiglia, sognando un futuro di indipendenza, ma finisce in un riformatorio per il furto di una macchina da scrivere, denunciato dal patrigno ed abbandonato al suo destino. Tenterà un'ultima fuga, questa volta dal penitenziario, ma anch'essa non avrà successo.

Il festival di Cannes è il luogo del cinema che, più di altri, ha promosso due tendenze cinematografiche molto importanti, oltre che cronologicamente vicine, ovvero il Neorealismo, con la premiazione di "Roma città aperta" di Rossellini, nel 1945 e poi la Nouvelle Vague nel 1959, quando "Les quatre-cents coups" di Truffaut, ha ottenuto il premio per la miglior regia ed il premio OCIC, associazione cattolica. Si tratta del primo lungometraggio realizzato dal regista dopo i tre corti:  "La visite", "les Mistons" e l'abortito "Une histoire d'eau" (montato da Godard).

Il ciclo Doinel.
Con  "I quattrocento colpi", Truffaut getta le basi per il "Ciclo Doinel", una serie di cinque film, realizzati nel corso di vent'anni ed aventi a tema la crescita e l'educazione sentimentale di Antoine Doinel, interpretato da Jean Pierre Léaud, anche se l'idea è nata dopo il film.

Questi i cinque titoli:
  1. Les quatre-cents coups 1959  (I quattrocento colpi)
  2. L'amour à vingt ans: Antoine et Colette  1962 (dopo  "Jules et Jim")
  3. Baisiers volés 1968   (Baci rubati)             
  4. Domicile conjougal  1970 (Non drammatizziamo, è solo una questione di corna)
  5. L'amour en fuite  1979 (l'amore fugge.)
1959-1979.
Il ciclo si conclude a vent'anni dal primo film su Doinel. In questo ventennio, abbiamo osservato sul grande schermo, sia il personaggio che l'attore, nell'atto di diventare adulti. Un esperimento piuttosto nuovo nella storia del cinema. Qualcosa di simile, è successo di recente coi maghetti di Harry Potter, ma ovviamente, parliamo di tutt'altro.

Dedicato a... 
Il Primo ed il terzo film hanno in comune il fatto di essere dedicati a...
André Bazin

"I quattrocento colpi" è dedicato ad André Bazin, morto il 9 novembre del 1958, il giorno prima che iniziassero le riprese del film. Con Bazin muore un collega e soprattutto un amico, un più che padre, che non ha mai realizzato dei film, ma ne aveva uno in mente. A lui va il grande merito di aver creato condizioni favorevoli affinché il cinema si rinnovasse grazie ai giovani turchi insolenti, ovvero i futuri registi Nouvelle Vague, i quali, tramite Les cahiers du cinéma, nota rivista cinematografica fondata da Bazin nel 1951, hanno appreso ad analizzare i film, che guardavano al ritmo di due, tre ed anche quattro al giorno, nelle varie cinémathèques, e l'hanno fatto in modo spesso irriverente, guadagnandosi l'appellativo, dicevamo, di giovani turchi insolenti, per poi cimentarsi loro stessi nell'arte della regia. Truffaut ha affermato che ai Cahiers non contava l'età di chi scriveva, ma il contenuto degli articoli, e questo era un fatto raro oltre che prezioso.

Realizzando il suo film successivo: "Tirez sur le Pianiste", il regista rende nuovamente omaggio all'amico perduto, utilizzando per una scena del film, un suo articolo commemorativo su Bazin comparso nella rivista ARTS nel novembre del 1958.  La scena è stata poi tagliata in fase di montaggio, ma rimane una testimonianza d'affetto importante:
"...Capisci che se non avessi avuto Zélény, non sarei mai diventato pianista, è il solo che mi abbia aiutato; è stato un padre per me, non mi ha solo insegnato il piano, mi ha insegnato a diventare uomo. Era un tipo straordinario, gli devo tutto ciò che di felice mi è capitato nella vita. Parlare con lui era come per un Indu bagnarsi nel Gange. Era malato ma la sua salute morale era formidabile. Chiedeva in prestito del denaro a voce alta e lo prestava discretamente. Con lui tutto diventava semplice, chiaro, sincero.Quando doveva assentarsi qualche giorno cercava sempre un amico al quale prestare la sua casa, un altro a cui prestare la sua auto...amava tutti senza eccezioni; Ci si chiede sempre se il mondo è giusto o ingiusto, ma sono certo che esistono i tipi come Zélény che lo rendono migliore perché a forza di credere che la vita è bella e agendo come se lo fosse, fanno del bene a tutti quelli che li avvicinano ... il suo segreto era la bontà e la bontà è forse il segreto del genio"
Henry Langlois

L'altra dedica, è per Henry Langlois, coinvolto in una spiacevole situazione nei giorni in cui Truffaut gira "Baci rubati".
Nel febbraio del 1968, André Malraux decide di sollevare Langlois dal ruolo di responsabile della cinémathèque al palais di Caillot, in prossimità della Tour Eiffel. I cinefili francesi e gli intellettuali tutti, si ribellano formando un comitato per la difesa della Cinémathèque, fino ad ottenere la totale reintegrazione di Langlois. (vedi link a fine post) 

Nel 2003, Bertolucci racconta lo spirito del momento, nel film "The dreamers", che ha diviso il pubblico fra entusiasti e convinti detrattori. Io sono fra gli entusiasti, naturalmente. Nel film, Léaud interpreta se stesso, ragazzo, che difende Langlois.
Jean Renoir. 
Antoine Doinel. 
Antoine Doinel, dicevamo, è il personaggio chiave del ciclo Doinel.
Il regista era certo di essersi inventato il suo cognome, salvo poi rendersi conto, che l'aveva preso in prestito dalla segretaria del regista francese Jean Renoir, figlio del noto pittore impressionista, al quale deve anche il nome della sua compagnia di produzione "Les films du carrosse" nel 1957, dal film "La carrosse d'or" di Jean Renoir, del 1953, con Anna Magnani.  (link a fine post

L'attore Jean Pierre Léaud viene scelto fra duecento ragazzini visionati, perché, secondo il regista, è quello più simile a se stesso, nonché quello che vuole di più la parte. Il fatto che i suoi genitori fossero già inseriti nel mondo del cinema, e che lo stesso Léaud avesse già recitato una piccola parte in un film, fu del tutto ininfluente ai fini della scelta. Fra i due nacque una specie di simbiosi, tanto che Léaud diventerà, in qualche modo, alter-ego di Truffaut.

Il regista ha rappresentato nella vita di Léaud, ciò che Bazin ha rappresentato per Truffaut. Forse anche per questo motivo, gli dedica "L'enfant sauvage". Nel film, il regista indossa i panni di Itard, un pedagogo che si occupa della formazione di un bambino "naturale", rinvenuto in una foresta, come Mowgli, nel cartone Disney. Jean-Pierre Cargol, l'attore che lo interpreta, è stato a sua volta influenzato da Truffaut. Un giorno, finite le riprese, la troupe gli mette in mano una cinepresa da 8 mm, ed egli afferma: "sarò il primo regista gitano".
Si sviluppa attorno al regista, un circolo virtuoso nel quale Truffaut contagia questi giovani ragazzi con la sua passione per il cinema. Per Léaud, l'influenza sarà forse maggiore a giudicare dalla sua lunga carriera di attore, con registi di prestigio quali Godard, Pasolini in "porcile" o Bertolucci con "L'ultimo tango a Parigi" (Si narra che Léaud provasse grande imbarazzo all'idea di recitare con Marlon Brando, per timore reverenziale, quindi chiese ed ottenne di non incontrarlo mai sul set.) e "The dreamers"  del 2003 dove recita un breve cameo iniziale sul caso Langlois del 1968. La lista dei suoi film è molto lunga, ovviamente. Interessante anche il rapporto con  Kaurismäki  (Ho affittato un killer, vita da Bohème, Miracolo a Le Havre) 

The dreamers. Bertolucci. 
I 400 colpi. Tre specchi. (Della madre)
Nelle due foto che ho allegato, riporto due scene legate allo specchio. La prima, è presa da The dreamers, la seconda da I 400 colpi. Mi ha fatto pensare a Léaud quando l'ho vista.

La collaborazione Léaud/Truffaut non si limita ai 5 film del ciclo,  ma si estende anche alla realizzazione dell'adattamento: "Le due inglesi e il continente" nel 1971, un anno dopo "Domicile conjugal". Qui, Léaud recita la parte di Claude Roc, eterno adolescente, un po' alla Doinel, e nel film: "La nuit Américaine"  del 1973,  un film nel quale il cinema racconta se stesso -metacinema- Si tratta anche di uno dei maggiori successi del regista, ricevendo un premio Oscar, nel 1974, per migliore film straniero, tre premii BAFTA per migliore film, migliore regia e migliore attrice non protagonista,  e diverse nomination importanti. 


La notorietà dei due, Truffaut e Léaud, combacia con il successo mondiale del film I 400 colpi. Nessuno si aspettava un esito così importante, ma questo accadde, e fece la differenza nelle loro esistenze e nelle loro carriere, rafforzando il legame umano, oltre che professionale, fra il regista e la sua creatura
Les quatre-cents coups

Sceneggiatura e genesi. 
La trasmissione televisiva "Si c'était vous?" in cui si affronta la tematica del rapporto difficile fra genitori e figli, fornisce al regista l'idea di girare questo film. Il presentatore, Marcel Moussy, svolgerà un ruolo importante nella realizzazione della sceneggiatura, tanto che, secondo Truffaut, senza Moussy il film sarebbe stato compromesso dai suoi sentimenti personali, quindi da un eccesso di ironia e sarcasmo.

Il primo titolo pensato dal regista è "La fuga di Antoine", un corto, sulla scia di Les mistons, del 1958 su un ragazzo che passa la notte fuori casa perché non ha il coraggio di rientrare dopo aver marinato la scuola. Non un adattamento letterario, come era successo per Les mistons, ma una propensione verso l'autobiografia, una scelta legata a motivi estetici. In un' intervista del 1957 egli aveva parlato del cinema di domani come di un'opera intima, simile alle pagine di un diario del regista, convinto che il pubblico avrebbe apprezzato, perché si trattava di una novità. In linea con questa posizione, inizia a girare il suo primo lungometraggio, "I quattrocento colpi", vera e propria cronaca del tredicesimo anno di età, per il regista l'anno più interessante.

Il titolo significa fare il diavolo a quattro e racconta il solo modo che un adolescente ha, per sopravvivere fra adulti indisponenti ed autoritari. A mio avviso il titolo ha contribuito al successo del film, perché, soprattutto per chi non è francese, esso rimanda a qualcosa da decifrare, di non immediatamente comprensibile, anche se si intuisce una sorta di violenza in esso contenuta. Nasce quindi il desiderio di vedere il film per capire  meglio di che si tratta.
Foto di Francesca Bianchi, da: Le blog de Zazie,

Il film è prodotto da Les films du carrosse, quindi dal suocero di Truffaut, padre di Madelaine Morgenstern (nel film la vediamo, incinta, nella scena dell'ingresso al riformatorio).
A fronte di  timori, dovuti alla natura sperimentale del progetto, si adottano degli accorgimenti che combaciano anche con scelte stilistiche precise: L'uso del Bianco e nero, il rifiuto dello star system, eccetto un breve cameo di Jeanne Moreau, futura Kate di Jules et Jim, e scene girate all'aperto o in veri appartamenti, piuttosto che in studio, con esiti a volte sorprendenti. In un certo senso la cosa ricorda i pittori impressionisti, che ad un certo punto uscirono dagli atéliers per dipingere en plein air.


Influenze cinematografiche.
Le influenze più evidenti sono quelle di:
Jean Vigo
Jean Vigo, "Zéro de conduite" 1933. (Link a fine post) 
...La scena finale di "zero in condotta" sulla rivolta degli studenti contro l'istituto, dove i "Jeunes diables au college" si ribellano contro la scuola e l'ordine costituito.

Jean Vigo,  "l'atlante" 1934.
Tutti conoscono questo film, anche chi pensa di no. Per anni, Fuori orario -Rai tre- ci ha mostrato una delle scene più importanti dell'opera, associandola al noto brano di Patty Smith, Because the night. L'influenza di questo film si avverte soprattutto per le scene a casa di René, durante la seconda fuga di Antoine. La stanza che ospita i ragazzi è piena di gatti, e c'è anche  una imponente opera d'arte, ovvero la scultura di un cavallo ad altezza naturale, nel mezzo di un caos totale, che rimanda all'ambiente nel quale viveva il marinaio del film di Vigo, Michel Simon.

Roberto Rossellini 
Roberto Rossellini con "Germania anno zero", 1948,  nel quale il regista  racconta di un ragazzino di 12 anni, Edmund, vittima della società, quindi della guerra, della storia, e dell'innocenza della sua età. Il giovane avvelena il padre, perché un ex docente nazista lo consiglia male, e poi lo lascia solo. Capito l'errore, Edmund si suicida.
Doinel invece è vittima dei sui tredici anni. Il film di Truffaut è, di conseguenza, più intimo e più propenso ad indagare sulla psiche di un adolescente e meno aperto alle dinamiche storico-sociali del suo tempo, tanto che, nonostante la storia sia autobiografica, il regista omette del tutto il fatto che ai tempi si era in piena seconda guerra mondiale, e lo fa per questioni stilistiche.

Ingmar Bergman
Ingmar Bergman  di "Monica e il desiderio", 1952,  citato almeno in due occasioni nel film. La prima, quando i ragazzi, dopo essere stati al cinema la seconda volta, rubano la locandina raffigurante il volto dell'attrice del film, gesto che, ricorda il suo amico Lachenay (René, nel film), fecero davvero. Una scena simile la troviamo anche nel film precedente ai 400 colpi, ovvero: "Les mistons". In quel caso l'azione  è un pretesto per criticare il film "Chiens perdu sans collier", di Delannoy, 1954. (Se ti interessa l'argomento, puoi consultare il mio post su "les Mistons", Link). La seconda citazione di Bergman, combacia con l'ultima scena de  "I quattrocento colpi" che somiglia ad un lungo piano sequenza di Bergman sul volto di Monica, che per Godard incarna  lo sguardo più triste della storia del cinema.
The Kid. 
Charlie Chaplin e The Kid... Per la storia di un bambino solo abbandonato vicino ai rifiuti. Truffaut dice che se non lo avesse fatto Chaplin, ci avrebbe provato lui, senza temere il patetico, e lo dice da appassionato lettore di Dickens, in un periodo in cui lo scrittore inglese era sminuito da molti, perché ritenuto patetico.

Truffaut e l'infanzia. 
L'interesse del regista per il mondo dell'infanzia, si presenta in più occasioni nel corso della sua carriera. 
  • Une visite, dove scopre il piacere di far recitare una bambina, che è la figlia di Doniol-Valcroze, Florence.
  • Les Mistons, sulla nascita del desiderio sessuale in un gruppo di ragazzini, nei confronti di una giovane donna.
  • Les 400 coups, sul rapporto conflittuale di Antoine coi genitori, da cui emerge in lui voglia di evasione ma anche bisogno di accettazione.
  • L'enfant sauvage, storia di un'educazione, e l'esperienza della sua irreversibilità.
  • L'agent de poche, un film corale, in cui l'infanzia è vista con l'ottica di un nonno. Dunque, con maggiore distacco rispetto al racconto su Doinel.
Oggettivamente soggettivo...
Tornando a "i 400 colpi" è  bene ricordare che a Truffaut il film, alla fine, non piacque. Voleva che fosse un film oggettivo invece, a suo dire, per via di errori da dilettante, ne ha fatto un film soggettivo, hitchcockiano, nel quale c'è una vittima che palesemente cattura le simpatie del pubblico. Rivedendo il film qualche anno dopo, lo rivaluta apprezzandone la purezza. In verità il film lo potremmo definire oggettivamente soggettivo.

E' oggettivo, perché non è mai lirico o banale. Truffaut impedisce spesso al ragazzo di sorridere perché "non si ride quando si è soli". Léaud, dal canto suo, teme di risultare antipatico al pubblico per questo motivo. Il ragazzo piange solo due volte: Quando l'altarino Balzac brucia e il padre lo minaccia di mandarlo al riformatorio, di cui non conosce neppure il reale significato ma di cui avverte la minaccia, e quando questa predizione si avvera. Inoltre, il regista si pente di aver girato la scena dei piccioni che prendono il volo in concomitanza col furto della macchina da scrivere, perché a suo dire è una scena gratuita e patetica.

Il film è anche soggettivo perché ci sono numerosi primi piani su Antoine, e questo fa si che lo spettatore simpatizzi con lui, soprattutto dopo lo schiaffo gratuito alla mensa del riformatorio (a partire dal quale inizia, nel film "l'amour en fuite", la lettura  di Colette nel romanzo autobiografico: "les salades de l'amour", scritto da Doinel ormai cresciuto) e alla fine del film, quando sperimenta il limite del mare e poi si volta  verso la telecamera, quindi verso il pubblico, con sguardo perplesso e perduto. Niente Happy ending per Doinel, e ciò risulta particolarmente insopportabile  allo spettatore, perché si tratta di un bambino, e di adulti egoisti ed assenti. Paesi come la Russia e la Spagna, hanno aggiunto dei commenti in voce Off, per suggerire che il ragazzo era stato poi recuperato da qualche istituto.
Doinel è un eroe romantico per la sua spontaneità, cosa che de-teatralizza la recitazione del bambino (si pensi a un personaggio come Riccioli d'oro interpretato da Shirley Temple negli anni '30, e si avrà chiaro il concetto) e per questo motivo, sembra predestinato al fallimento. 
L'inefficacia della sua buona volontà combacia, secondo Barbera e Mosca, con la scena del bambino che, durante il dettato in classe, si sporca le mani con l'inchiostro e, più cerca di rimettersi al pari con gli altri, più continua a sbagliare ed a sporcare altri fogli, finché rimane senza fogli puliti nel quaderno. 

Struttura circolare. 
Il film ha una struttura circolare, suggeritaci dalla musica, la stessa a inizio/fine film e non solo. Le prime scene si svolgono lungo le strade di Parigi, che è quindi la prima protagonista, assistiamo ad un vagare apparentemente senza meta della macchina da presa  in zona Tour Eiffel, luogo-culto per il regista che possiede svariate statue di ogni formato riproducenti l'opera di Eiffel (visibile dalla finestra del suo studio). A fine film, assistiamo a un altro vagare senza meta. Questa volta è il tentativo di fuga di un ragazzino braccato verso il mare, verso la libertà.

Per la trama dettagliata, puoi consultare il seguente link, in questo blog: -LINK AL POST- 

Setting. 
Tre sono i setting fondamentali del film: La scuola, la casa, ed il riformatorio, cioè due luoghi preposti all'educazione, Scuola e casa, ed un terzo luogo, il riformatorio, preposto al recupero di ragazzi indomabili, ai Mistons. (che significa "monelli") "sono riuscita a domarlo" dice la madre di Doinel quando escono per andare al cinema, e aggiunge "spero di non dovermene pentire".

Oltre a questi tre luoghi, ci sono scene inerenti il cinema, porto franco di ogni claustrofobia sociale, luogo della serenità e spensieratezza, in cui nulla di terribile può succedere, lo dimostra il fatto che i tre momenti più sereni del film si svolgano proprio al cinema. Nello specifico:

1_ Come Lucignolo e Pinocchio di Collodi, René e Antoine, marinano la scuola perché quest'ultimo non ha svolto il compito che il professore gli  aveva assegnato per punizione e vanno  al cinema, poi in un luna park. L'associazione cinema/luna-park non è  forse casuale.

"I miei film sono spettacoli da circo..."  F. Truffaut.
Quindi la scena della giostra in cui Antoine entra da solo,  mentre René sta a guardare, se analizzata tenendo a mente che, Antoine è un alter ego di Truffaut, futuro regista, simboleggia il cinema stesso, cosa che è ulteriormente suggerita dal funzionamento e dalla struttura della giostra, "le rotoir", che evoca un'antenato del cinema, ovvero il fenachistoscopio,  anche se, in realtà, somiglia quasi di più ad una scena da zootropio -video-


A fine spettacolo è Truffaut stesso che apre la porta della giostra, citando così Hitchcock, e la sua particolarità di autografare i suoi film con brevi apparizioni, ma anche ricordando al pubblico che quel bambino incarna una trasposizione artistica di se stesso, futuro regista, e che quello che guarda (il pubblico) è un film, cioè un luogo magico in cui nulla di terribile potrà mai accadere. Infatti, è fuori dal cinema e dalla giostra che egli incontra la madre con l'amante, con esito traumatico per il bambino, che si sente non voluto, e che lo porta a dire che lei è morta, quando il professore chiede una giustificazione per la sua assenza del giorno precedente.
Il nome della madre è Gilberte, ma per saperlo, dovremo aspettare di vedere "l'amore fugge".  

2_ La seconda volta al cinema, Antoine è coi suoi genitori. Vanno al Gaumont, dove oggi si trova un negozio FNAC, per vedere "Paris nous appartient" di Jacques Rivette, allora in fase di lavorazione. Uscirà infatti un anno dopo, grazie all'aiuto finanziario di Truffaut, per gli introiti economici del suo successo con I 400 colpi. Questa è una delle scene preferite del regista, perché rappresenta il solo momento di armonia e spensieratezza all'interno della famiglia Doinel. Pubblicizza un film che, ai tempi, non era ancora ultimato. 

3_ Ricevuto uno zero per il compito in classe, non gli resta che fuggire. Ospitato da René, dopo una cena frugale di nascosto dal padre distratto e assente di questi, i due vanno al cinema, ed è la seconda volta che ci vanno insieme. Vediamo il volto entusiasta dei ragazzi che osservano lo schermo, e all'uscita, rubano la foto di "Monica e il desiderio".

4_una scena che rimanda al cinema, o meglio al teatro, è quella dei bambini che assistono alla visione di cappuccetto rosso da parte di marionette. Per conservare la spontaneità delle loro reazioni emotive, il regista  nasconde la macchina da presa. Questa è l'ultima scena di innocenza che vediamo. Il passo che segue è il furto della macchina da scrivere, quindi il riformatorio.

Facendo un passo indietro, torniamo agli altri luoghi del film: La scuola, la famiglia e il riformatorio.

→La Scuola.
Il personaggio Antoine Doinel, è presentato al pubblico all'interno di una classe, a scuola, dove sarà punito tre volte:
1_"per colpa di una pin-up caduta dal cielo". Nel film precedente, Les mistons, dei ragazzini hanno a che fare con una cartolina, usata come arma contro l'indifferenza di una ragazza che desiderano e non possono avere, ma in quel caso, i ragazzi non vengono puniti per le loro azioni, nonostante le loro scritte sui muri, gli inseguimenti, la cartolina... Per Antoine, le cose andranno diversamente, perché sarà punito due volte, per la cartolina e per la scritta vendicativa sul muro dietro la lavagna. 
2_Deve pulire la scritta, quindi azzerare il suo proposito di vendetta e deve coniugare come compito per casa la frase "Antoine insozza i muri e maltratta la prosodia Francese"
3_punito con uno zero in un compito in classe. L'accusa è di aver copiato il libro di Balzac: "La recherche de l'absolu". Il professore che a inizio film detta la poesia "La lepre" e trova normale che questa venga imparata a memoria, punisce il ragazzo perché ha  imparato a memoria un pezzo di prosa. La confusione di Antoine appare lecita, comprensibile. Aveva tutto l'interesse a fare un buon compito e non sapeva forse che copiare, anzi ricordare a memoria Balzac, gli si sarebbe ritorto contro. Secondo alcuni critici il voto di Antoine rappresenta l'ostilità del regista contro sceneggiatori quali Aurenche e Bost che adattando romanzi li "ricopiano" e dove non ci sono scene "equivalenti" da filmare, loro se le inventano, finendo col tradire lo spirito dell'opera e del regista. In generale la scrittura è per Antoine un'arma fallimentare e non solo in questo film! Scrivere incarna l'area affettiva materna (quando gli fa il bagno gli consiglia di studiare perché anche se a scuola si apprendono tante cose inutili, si impara a scrivere, e scrivere serve per le lettere. In "Domicile Conjugal" Antoine dice che suo figlio Alphonse non andrà a scuola perché li si imparano cose inutili, quindi sarà lui ad occuparsi dell'educazione del figlio!)

Restando in ambito scolastico, oltre alle tre punizioni, assistiamo a  tre conseguenti momenti di fuga di Antoine. E' come se per ogni azione ci fosse una reazione, i cui esiti sono sempre più catastrofici.
1_ All'indomani dalla scritta sui muri, marina la scuola con René,  vanno al cinema, e poi in un luna park. (vedi sopra)
2_ Il mattino seguente, Antoine non ha una giustificazione per rientrare a scuola così dice una bugia. "Più è grossa, più  è credibile" consiglia René, così si inventa che sua madre è morta, affermazione istintiva, rivelatrice. Vederla con l'amante in pieno giorno è per lui un tale dolore che è come se la madre fosse morta davvero.
Lo spione della classe, informa i suoi genitori dell'assenza di Doinel, così i due vanno a scuola, e in una scena palesemente hitchcockiana, il ragazzo è schiaffeggiato dal padre in classe (sarà nuovamente schiaffeggiato al riformatorio, tuttavia, il primo schiaffo mi ha fatto pensare a Germania anno zero. Anche Edmund viene punito dal padre, in modo palesemente ingiusto).

Il ragazzo non ha il coraggio di rientrare a casa, decide così di passare la notte in giro per Parigi. Scrive una lettera ai suoi e annuncia che vuole lasciare la scuola e lavorare, staccarsi da loro, e che in futuro ci saranno cose da chiarire. La notte la passa dormendo qualche ora in una stamperia (Antoine lavorerà in una stamperia nel film "L'amore fugge"), deve allontanarsi all'arrivo degli operai. Per strada ruba il latte (cosa che faceva davvero con Lachenay). Secondo alcuni, il latte evoca il mancato affetto della madre. Incontra Jeanne Moreau che cerca un cane, ma deve allontanarsi per via di un ragazzo,  e si lava il viso nella fontana di una chiesa per poi andare a scuola il mattino. La lettera sortisce l'effetto contrario, perché la madre andrà a prenderlo a scuola, mostrandosi affettuosa per la sola volta durante il film.

3_la terza fuga di Antoine, quella definitiva, combacia con l'ultimo "zéro" per il suo compito in classe. Fugge perché aveva promesso un buon voto alla madre, perché teme il riformatorio, e perché sogna ancora l'indipendenza e l'avventura. Studia i modi per fare soldi con l'amico René e decidono di rubare la macchina da scrivere del patrigno, anche se esse sono numerate, quindi è facile ritrovarle! Beccato mentre la rimette a posto, Antoine finisce in galera per volere del padre. Durante il furto indossa un cappello che ricorda il genere poliziesco americano, attraverso il "gioco" di un bambino che confonde la vita fittizia e priva di reali conseguenze dei film con quella reale.

→La famiglia, "nido" stretto, sporco (si pulisce le mani dalla cenere sulla tenda) e freddo, dove Antoine si rifugia al rientro da scuola.  Lo vediamo  seduto di fronte allo specchio della madre, dopo la punizione subita in classe, e la sua immagine riflessa è  frazionata, raccontandoci indirettamente la sua personalità che è quella di un adolescente che ancora deve formarsi. Il mattino seguente, lo troviamo di nuovo di fronte allo specchio appannato che pulisce col braccio per "fare chiarezza", per vedersi riflesso (scena molto simile in Adele H, la figlia di Victor Hugo che, per la prima e unica volta nel film, afferma la sua vera identità scrivendola su un vetro impolverato che subito cancella... in quel caso c'è un tentativo di cancellare la propria identità, Antoine invece cerca di trovarla). Infine, "l'amore fugge" nel 1979 -ultimo del ciclo- finisce con Antoine e Sabine di fronte a uno specchio, che quindi diventa in generale un oggetto che rimanda immagini e soprattutto stati d'animo)
La madre, Gilberte (ma il suo nome lo sapremo solo guardando "l'amore fugge"), è bellissima e fredda. Rimprovera continuamente Antoine, non pronuncia mai il suo nome, e l'attrice è in difficoltà per questa freddezza che il regista le chiede. Appena rientra a casa lo manda a comperare la farina e mentre il bimbo è in coda in un negozio, sente due donne parlare di parto, di sangue, cesareo, e simula un conato di vomito per il disgusto provocatogli dal parto. A casa i genitori parlano di una cugina della donna che è incinta per la quarta volta, e lei lo trova volgare. Inoltre, i due parlano di Antoine a cena come se lui non esistesse. Il padre vuol sapere dove lo metteranno per l'estate e lei risponde che le colonie le hanno inventate apposta... tutto nel film rimanda a un idea di maternità negativa, suggerita anche da dettagli come: il pigiama lacerato di Antoine, il fatto che dorme avvolto in un sacco a pelo piuttosto che in una vera coperta (tanto più che suo padre aveva dato i soldi alla moglie affinché glie la comprasse), il suo letto è incastrato fra la porta e la camera da letto, tanto che la madre deve scavalcarlo per rientrare di notte. E' Antoine che deve gettare l'immondizia, insomma tutto fa pensare che il ragazzino sia di troppo in quella famiglia a lui palesemente ostile. Il padre un po' meno, ma non possiamo dimenticare che è per causa sua che alla fine finisce in riformatorio, e che si disinteresserà del tutto a lui. (che non è il vero figlio, ma al quale aveva dato lo stesso il cognome, cosa che Antoine apprende sentendoli litigare una notte)
L'unico momento in cui lei è affettuosa è dopo la sua prima fuga. Teme che Antoine racconti al marito di averla vista con l'amante, così va a prenderlo a scuola e lo circonda di premure. Un attimo prima del suo arrivo, in classe i ragazzi sostengono una lezione d'inglese: "Where is the father?" è un frase impronunciabile per René, che continua a sbagliare pronuncia. E un altro bimbo a domanda "Where is the girl?" risponde "the girl is on the bic". La frase questa volta è pronunciata, ma in modo sbagliato: Truffaut sfrutta quindi l'ambiguità semantico-fonetica del termine visto che spiaggia e prostituta in inglese si pronunciano allo stesso modo, tanto che -coincidenza?- dopo un istante la madre di Antoine arriva per riprendersi il figlio. Sulle stesse note, possiamo cogliere l'omofonia mère/mer, madre/mare.... del finale. Nel mare la speranza di una fuga, di un aiuto, ma proprio come per la madre, esso si rivela come il luogo delle distanze impercorribili, dei luoghi inaccessibili.  

→L'ultimo luogo del film è il riformatorio. 
Istituzione rigida che si prepone di rieducare e che non manca di far notare ai genitori le loro inadempienze verso il ragazzo che, viene detto, nei fine settimana era spesso lasciato solo (e il fatto era tanto più grave per via dei bombardamenti, della guerra in corso. Il fatto che il regista non la racconta, non toglie che la guerra ci fosse.  Lo spettatore a questo punto è tutto per Doinel, ingabbiato come un vero criminale (manifesto "derattizzazione"  sul muro, per ovvie affinità propositive dell'istituto). Lo vediamo piangere come "un adulto", solo due lacrime lungo le guance mentre dal cellulare che lo porta al riformatorio osserva le strade, il luna park che gli ricorda l'amico. In mensa è schiaffeggiato per la seconda volta nel film. La prima volta dal padre per la sua menzogna sulla madre morta, e ora da una guardia per aver toccato il pane prima degli altri. Schiaffo gratuito che trasforma Doinel in vittima allo stato puro. (il libro "les salades de l'amour" che Doinel scriverà da grande, inizia con questo Flash back, che rivediamo mentre Colette legge il testo sul treno in "L'amore fugge"...il resto della sua adolescenza, Doinel l'aveva in qualche modo rimossa. Trauma irrappresentabile.) L'ultima volta che parla con sua madre, lei lo abbandona al suo destino, rinfacciandogli la lettera che il ragazzo ha scritto al padre per farsi aiutare. (Nella vita sarà André Bazin a liberarlo dall'impiccio, a comportarsi da padre) Le ultime parole di Antoine sono "J'ai rien dit" - Sconfitto. Vinto.

Vediamo nel film la scena di un ragazzo fuggito e riacciuffato...tutto ci trasmette l'idea di un potere istituzionale forte sui minori braccati. Intuiamo che Antoine sarà ripreso, ma comunque vederlo scappare come una lepre da un recinto rotto mentre gioca a calcio ci fa sperare che riesca a liberarsi davvero. Tifiamo per lui, ci auguriamo durante il lunghissimo piano sequenza che lo porta al mare, e che noi seguiamo in tempo reale, che arrivi lontano, che scappi. Ci dispiace vederlo fermo infine, bloccato dal mare, che come la madre rappresenta un limite insuperabile. Raccogliamo il suo sguardo che è rivolto a noi, pubblico, e siamo  perplessi con lui, dubbiosi sul suo futuro. Il contrario di un Happy ending, e il fatto è intollerabile trattandosi di un bambino, tanto che, come ho già detto altrove, Spagna e Russia aggiungono una voce off che cambia il finale del film, raccontando al pubblico che il ragazzo è stato "recuperato" da un istituto per minori, e quindi, reintegrato.
Il finale del film - I 400 colpi-



Link ad un video you tube di 12 minuti circa, sul noto Affaire Langlois.
Link  alla presentazione del film "La carrosse d'or", del 1953, di Jean Renoir, da parte del regista.
Link alla scena finale del film "Zero in condotta" di Jean Vigo, del 1933. 



Nessun commento:

Posta un commento