martedì 20 aprile 2010

"Les quatre-cents coups" parte uno: TRAMA


Trailer del film...  (clicca sulla scritta per vederlo)

 TRAMA (L'analisi del film, nel prossimo post)
Dopo un iniziale vagare di m.d.p. lungo le vie di Parigi, attorno alla Tour Eiffel (molto amata dal regista), ci ritroviamo subito fra i banchi di scuola, e qui un bambino, Antoine Doinel, è punito ingiustamente per colpa della cartolina di una Pin Up "caduta dal cielo" e, arrabbiato col professore, scrive propositi di vendetta sul muro. Al rientro dalla ricreazione Antoine è scoperto ed è ulteriormente punito: deve cancellare la sua scritta e deve coniugare in tutti i tempi dell' indicativo, condizionale e congiuntivo: "io insozzo i muri della scuola e faccio scempio della metrica francese". (Echi di Charles Bovary e della sua punizione:" Ridiculus sum". Per Doinel il compito è meno sintetico, sebbene ugualmente umiliante). Nel frattempo, mente Antoine pulisce il muro (sporcandolo ulteriormente), l'insegnante detta ai ragazzi la poesia "la lepre", e la scrive sulla lavagna, così che essi possano copiarla (apprendimento passivo, sterile, che si riduce ad una somma di segni fonetici che passano dalla lavagna ai fogli dei ragazzi). A casa Antoine si siede davanti allo specchio della madre e noi lo vediamo frazionato in diverse sfaccettature (letteralmente: una personalità frammentata, non ancora ben delineata -come mostra la foto qui a fianco-). A quel punto inizia il suo compito, ma torna la madre, nervosa e fredda, che lo manda a comprare la farina; la vediamo osservarsi allo specchio, solo che la sua immagine, a differenza di quella del figlio, è nitida e non frammentata. In fila per entrare in un negozio, il bimbo sente due donne parlare di parto, quindi di sangue e dolori vari (morale: avere figli è un esperienza negativa). A cena i genitori, cioè la madre e il patrigno (...lo scoprirà una notte durante una lite dei due!) parlano di una cugina della donna che è incinta per la quarta volta, e lei lo trova disgustoso (ribadendo il messaggio che avere figli è negativo, anzi "di cattivo gusto"). I due parlano di Antoine come se non esistesse, come se fosse un peso "Che si fa di lui per le vacanze?" chiede il padre, e la madre "hanno inventato le colonie per questo" . Poi si va tutti a letto, ma Antoine deve prima gettare la spazzatura, trattato egli stesso come tale. Notiamo infatti una importante lacerazione sul pigiama di Antoine che dimostra le scarse cure a lui riservarte dalla madre (altro esempio: il marito gli chiede perché non ha comprato una nuova coperta per Antoine coi soldi che gli aveva dato, ma lei dice che sta meglio col sacco a pelo). Il mattino, brutalmente svegliato dalla madre, si ricorda del compito mentre pulisce lo specchio appannato del bagno -(voce off: del professore che ripete il compito a lui assegnato!) René, unico amico di Antoine, come Lucignolo con pinocchio, propone ad Antoine di marinare la scuola. I due vanno al cinema, poi in un luna park, Antoine sale su una giostra (cameo di Truffaut che gli apre la porta), infine per strada incontrano sua madre con l'amante. Entrambi stanno infrangendo una regola, quindi s'ignorano a vicenda. Per tornare a scuola, Antoine ha bisogno di una giustificazione. Copia quella di René ma sbaglia nome, per un lapsus Freudiano, scrive "René" invece di "Antoine". Per entrare in classe, René gli consiglia  di dire una bugia: "più è grossa più è credibile", così Antoine s'inventa che sua madre è morta (rivelazione inconscia al dolore di saperla con un amante. Secondo Lachenay, Truffaut era innamorato di lei che invece lo ignorava.). Scoperta la bugia, i genitori vanno a scuola, e qui Antoine è preso a schiaffi dal padre. Decide di non tornare a casa, e passa la notte in una stamperia (echi Balzachiani ), grazie a René. Ai genitori intanto scrive una lettera in cui esprime il proposito di andare a vivere solo, e trovarsi un lavoro per mostrare di che stazza è fatto... e poi "...vi spiegherò tante cose". La madre, preoccupata per eventuali dichiarazioni sulla sua relazione, va a prenderlo a scuola interrompendo la lezione di inglese in cui il prof. chiede a René: "where is your father?", lui non sa rispondere, né sa pronunciare la domanda. Poi chiede a un'altro "where is the girl?" e lui "The girl is on the bic" il prof "no Beach" (altra allusione semantica, perché questa parola rimanda a "bitch", prostituta! Non esattamente una coincidenza, visto che è pronunciata un'istante prima dell'arrivo della madre di Antoine, e dopo aver stabilito che il padre...non si sa dov'è ). La donna si mostra affettuosa, e "propriamente" madre, per l'unica volta nel film: Gli fa il bagno, gli parla del suo diario, che un giorno lui leggerà, e lo invita a continuare gli studi perché a scuola si impara a scrivere, e scrivere serve a comporre lettere. Antoine promette di fare un buon compito, e la madre promette che se l'esito sarà positivo, gli darà 1000 franchi, e la cosa rimarrà un segreto fra loro. Insomma, cerca di comprarselo, o come dice lei "di domarlo". A scuola è ora della lezione di educazione fisica. Tutti si dileguano in giro per la città. (scuola inadeguata a seguire dei giovani perché è troppo distratta o troppo autoritaria) Antoine a casa, legge "La recherche de l'absolu" di Balzac mentre fuma. Finita l'ultima parte (Eureka: "Ho trovato", espressione attribuita ad Archimede che era arrivato a trovare delle risposte ai suoi esperimenti), crea un "santuario" a Balzac, con tanto di cero e foto. A scuola il compito verte su un argomento "che li ha molto commossi", lui parla della morte del nonno pensando a "eureka" ultima parola di Balzac. Durante la cena coi genitori, l'altarino di Balzac prende fuoco e Antoine piange per la prima volta. Il padre minaccioso cita il riformatorio, anche se lui non sa bene cosa sia. Sua madre però vuole fidarsi di lui e decide di portarlo al cinema Gaumont. Il padre borbotta, ma poi ci vanno. Il cinema diventa l'unico momento felice e di unione familiare: vanno a vedere "Paris nous appartient" Di Rivette (che uscirà solo un anno dopo, prodotto da Truffaut grazie agli esiti economici di "les 400 coups"). Il giorno dopo a scuola la brutta sorpresa: Antoine prende ZERO perché ha "copiato" Balzac, (quindi, se a inizio film era logico copiare la poesia "La lepre", l'aver ricordato a memoria e riproposto acriticamente un testo- gli comporta invece un brutto voto...). L'immagine che meglio rappresenta l'operato di Doinel, e non solo da piccolo, ce la racconta un'altro bambino: durante la dettatura a inizio film, il ragazzino si sporca le mani di inchiostro, e a forza di sporcare tutti i fogli, rimane senza. Come lui, Antoine sembra predestinato a fallire. Più prova a comportarsi in modo virtuoso, più si caccia nei pasticci, come un eroe romantico pre-destinato al fallimento e perciò simpatico al pubblico. Doinel decide una nuova fuga. Sta volta va a stare da René -anche lui espulso fino a natale- Per strada parlano del mare che Antoine nn ha mai visto. Tutta la scena ricorda tantissimo il film di Vigo "l'Atalante", i numerosi gatti nella stanza, un cavallo a grandezza naturale che è una bizarra opera d'arte molto costosa. Un'idea di caos generale....Poi scendono insieme lungo le scale insolitamente deserte del Sacre coeur. Rientrati, cenano (gag col padre di René) poi vanno al cinema e all'uscita rubano un manifesto di "Monica e il desiderio" di Ingmar Bergman (il film contiene una scena molto simile al finale di I 400 colpi) -A casa lanciano carte dal tetto... (qui ricordano invece "Zero in condotta" di Vigo) studiano come fare soldi, poi vanno a teatro di burattini pieno di bimbi (di cui il regista coglie la spontaneità con una telecamera nascosta). Durante la visione, i due progettano il furto della macchina da scrivere del patrigno per portarla a monte dei pegni, ma alla fine ci ripensano e la riportano indietro. Colto sul fatto, Doinel finisce in prigione nonostante la stesse rimettendo a posto. Il padre non solo non l'aiuta, ma fa in modo che rimanga in carcere. Antoine è intimorito fra veri delinquenti e prostitute. Il secondo e ultimo momento di tutto il film in cui piange (il primo era per l'incendio dell'altarino a Balzac) è sul camioncino cellulare dei militari, non è incluso nella scena (come molto raramente accade lungo tutto il film), ma vediamo "il mondo" dal suo punto di vista, dai suoi occhi... quindi il luna park, la città vista da dietro le sbarre. Gli viene chiesto di firmare un foglio, ed è dentro.
Sua madre parla con il direttore, il quale gli chiede se è vero che il ragazzo rimaneva solo nei fine settimana (come nella vita reale) e lei conferma, perché suo marito ama lo sport e il figlio il cinema. La donna vuole che il riformatorio del figlio sia vicino al mare, che lui non ha mai vitso, come fosse una colonia (citata proprio da lei come posto in cui parcheggiare il figlio per le vacanze estive) In mensa si becca un secondo schiaffo (dopo quello del padre a scuola) del tutto gratuito, perché ha toccato il pane prima degli altri. La scena provoca una inevitabile emozione nello spettatore, che si ritrova totalmente dalla parte del bambino. Arriva l'ora delle visite: L'amico René che è andato a trovarlo, con gioia di Antoine, ma non lo fanno entrare. La madre invece entra, ed è fredda almeno quanto Antoine è deluso. E' andata lei sola perché il padre non vuole sapere più nulla, se ne lava le mani, per via dell'ultima lettera che Antoine gli ha scritto sperando nella sua complicità (e invece l'ha "addolorato"). Sempre in questo film il messaggio scritto di Antoine risulta inefficace (come già per I Mistons) Il finale dunque si svolge in carcere.

(quindi l'inizio: lungo le strade di Parigi, poi Scuola, Casa, ancora città, infine Riformatorio e fuga verso il mare) I piccoli delinquenti sono accompagnati in fila indiana a giocare a pallone (scena che cita implicitamente quella iniziale dei ragazzi a scuola durante l'educazione fisica, ma qui è vietata ogni fuga). Approfittando del buco in una rete, Antoine tenta l'impossibile, fugge verso il mare, che in francese si pronuncia/mзr/come: mère-madre. La corsa è ripresa in un lunghissimo piano sequenza (in stile neorealismo)
Germania anno zero - Film. (Scena che ricorda la fuga di Antoine ... vedi prossimo link)
La corsa di Antoine (finale del film)  ... per alcuni si tratta del più bel finale di tutta la storia del cinema. La corsa è lunga e affannosa, e rappresenta la paura del ragazzo mischiata alla sua voglia di libertà, la certezza di essere solo, senza genitori, ed è difficile trovare uno spettatore, uno solo, che non sia dalla sua parte. La corsa finisce in prossimità del mare, mai visto prima e che rimanda per questo a un' idea esotica, di piacere ed evasione. Il punto di passaggio fra la terra e l'acqua è però il limite al di la del quale non si può andare. Ancora una volta la /Mзr/ non gli è di alcun aiuto, e anzi, rappresenta un ostacolo. Antoine si volta allora verso la m.d.p. con uno sguardo perso, angosciato, interrogativo. E con la stessa musica con cui il film era iniziato e un fermo immagine su quel volto, il film finisce. Per alcuni paesi (Russia, Spagna) il finale è talmente intollerabile che aggiungono una voce off per spiegare allo spettatore che non finisce così, perché, ripreso, Antoine è stato infine "rieducato" da un istituto....



















































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